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Uno sguardo al 2020: Chicago Bears

14:45

Vi proponiamo la review della stagione 2020 delle trentadue squadre NFL, aspettative, risultati, futuro. Oggi è il turno dei Chicago Bears.

COME DOVEVA ANDARE…

Dopo la cocente delusione del 2019 che ha visto Chicago rimanere fuori dalle eliminatorie, l’obiettivo minimo per la stagione 2020 in casa Bears era quello di raggiungere i playoffs, specie con la post-season allargata a sette squadre. La firma di Nick Foles è arrivata come piano B dal momento che Mitchell Trubisky non ha pagato i dividendi; il veterano, MVP del Super Bowl LII, era stato scelto da Matt Nagy e dal coaching staff poichè il prezzo per avere i suoi servizi si valutava in una quarta scelta al draft ceduta ai Jaguars, ma anche per via dei trascorsi lavorativi al fianco degli allenatori di Chicago (ovviamente in altra sede).

…E COME È ANDATA

Chicago ha raggiunto la qualificazione alla Wild Card con l’ultimo posto disponibile nella NFC dopo aver attraversato un viaggio sulle montagne russe fatto di alti e bassi. L’annata è partita in modo convincente sebbene i favori del calendario abbiano influito di molto e, giunti alla vittoria esaltante contro Tamba Bay, i sottostimati Bears avevano impressionato la lega. Poi però il vuoto e una serie di sconfitte nelle quali l’attacco ha riservato ai tifosi delle prestazioni raccapriccianti. Infine, Chicago ha ritrovato un pò di ritmo quando Matt Nagy ha lasciato il playcalling al coordinatore offensivo Bill Lazor. Va evidenziato che Bears si sono guadagnati l’accesso ai playoffs più per demerito degli Arizona Cardinals, che per meriti loro.

COSA HA FUNZIONATO…

La difesa di acciaio, che non scende a compromessi e che non concepisce il darsi per vinti, è stata guidata da un Roquan Smith monumentale e da un ritrovato Khalil Mack. Ha funzionato, solo inizialmente, il cambio in corsa della staffetta Trubisky-Foles, con il #10 Bears fatto fuori ad Atlanta mentre Nick entra e rimonta una sfida epica. Ha funzionato David Montgomery con un running game più che solido nonostante la offensive line lo abbia abbandonato per oltre tre mesi di campionato; il back di Chicago è risultato tra i migliori per breaking tackle nell’intera stagione. Altra nota positiva è l’impatto di Allen Robinson II, il wideout ha sorretto l’intero attacco di Chicago con una stagione da 102 ricezioni, 1250 yard e 6 touchdown riportando il suo nome nell’elite dei WR NFL (non dimenticate che dietro di lui, c’era sempre Trubisky a lanciare…). Nello special team, Cordarelle Patterson ha dominato il campo. Per concludere, i Bears hanno trovato stabilità e sicurezza nei piedi del kicker brasiliano Cairo Santos, bomber di razza che con i suoi calci ha permesso a Chicago di concretizzare tutto quello che un attacco senza idee non ha saputo invece portare a termine.

…E COSA NON HA FUNZIONATO

Beh, qui la lista è molto lunga ma proveremo a sintetizzare. L’orgoglio e la testardaggine di Matt Nagy non hanno aiutato, anzi, hanno infossato i Chicago Bears in un livello di mediocrità tristemente desolante. Il lavoro della off-season 2019 è pressochè  inesistente: Chicago sapeva che con una linea offensiva di burro come quella vista l’anno prima non si sarebbe potuto difendere il QB e nemmeno bloccare in modo adeguato per i corridori. Lo sapeva Chicago, ma soprattutto lo sapeva il General Manager Ryan Pace, il quale ha sottovalutato l’importanza di rinforzare la OLine ed i risultati si sono chiaramente visti…

Non hanno funzionato Coward, Leno Jr., e nemmeno Ifedi (il rinforzo di Pace arrivato nella città del vento come scarto di Seattle, il che è tutto dire…). Non ha funzionato la gestione degli schemi offensivi, prevedibili e talvolta imbarazzanti. Mitchell Trubisky ha rimarcato la sua incapacità di gestire la pressione, diventando ufficialmente un backup dall’alto di una seconda scelta assoluta. Foles ha sopperito parzialmente ai danni di Trubisky, ma per i suoi sempre presenti problemi fisici (dettati anche dalle voragini in linea che permettevano blitz a non finire) ha dovuto farsi da parte riaprendo le porte al fallimento di Mitchell. Fallimento che tocca l’apice nella Wild Card contro i Saints, partita in cui Trubisky ha impiegato 59 minuti e 59 secondi per segnare il suo primo TD Pass, agguantato da Graham e portato negli spogliatoi senza nemmeno il cenno di uno sguardo al suo QB.

Anche in difesa ci sono state delle lacune, una su tutte a livello gestionale perchè Chuck Pagano non ha saputo tirar fuori nulla che non fosse standardizzato da uno dei gruppi più feroci presenti sulla piazza. Buster Skrine ha toppato clamorosamente, Eddie Jackson è diventato irriconoscibile, ma peggio di tutti è stato Robert Quinn risoprannominato da queste parti “il bidone”. Quinn era stato firmato e strapagato per sostituire Leonard Floyd, il quale arrivava da un paio di stagioni sottotono, impressionando Pace per il numero di sack realizzati a Dallas nel 2019. La storia finisce con Floyd che va a dettare legge in quel di Los Angeles mentre Quinn sembra la brutta copia del Floyd dei Bears, solo con un ingaggio mostruoso da smaltire. Morale della storia qui ci sono sia gli errori gestionali del DC, sia quelli manageriali del GM, in brave un disastro! 

E ADESSO?

La qualificazione alla post-season ha convinto la proprietà, ormai avvolta nelle ragnatele, a continuare sulla stessa strada, si spera per l’ultimo dannatissimo anno. Quindi Nagy rimane, Pace rimane, e con questi due rimane anche tutta la frustrazione di una tifoseria che meriterebbe qualche soddisfazione in più. L’ingaggio REGALATO al buon Andy Dalton, pagato il triplo rispetto a quanto elargitogli da Jerry Jones nel 2020 (non propriamente uno che sta lì a guardare il centesimo), ha mandato su tutte le furie i supporter che, ancor prima di iniziare, hanno alzato la fatidica bandiera bianca. Unica nota che ha portato “entusiasmo” a Chicago è la notizia della sfida di Vegas in Nevada contro i Raiders, partita per la quale ci si attende l’esodo della tifoseria.

Chicago entra nel suo ennesimo anno zero, quello che speriamo possa portare ad un record non superiore alle cinque vittorie in modo da poterci ritrovare nel 2022 con una buona scelta al draft da spendere per il prossimo franchise QB.

Pete Carroll ha messo il suo veto sulla trade che avrebbe cambiato i destini dei Bears impedendo a Russell Wilson di cercare gloria nel Midwest. I problemi legati al cap sono gli stessi di tutte le altre squadre, esclusi i Patriots, dunque inutile perderci tempo più di tanto. Nella Windy City ci si augura solo di poter portare a casa un buon draft con un ottimo offensive tackle annesso dal quale ripartire.

#BearDown

alex cavatton firma area 54


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Author: Chicago Bears Italia

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