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NFL Draft 2021: le migliori scelte del terzo giorno

15:05

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La mia idea di incipit voleva mettere in risalto il fatto che durante il terzo giorno del draft sono stati selezionati giocatori che non solo hanno cambiato il volto della loro franchigia, ma che hanno pure riscritto la storia della NFL solo che mi son reso conto che il discorso si sarebbe spostato – ed incentrato – su Tom Brady, l’underdog per antonomasia trasformatosi in imperatore scivolato fino alla scelta numero 199 e… basta.
Non ne posso più, perciò senza perdersi in ulteriori tentativi di esibire capacità di scrittura inesistente vi parlo delle mie scelte preferite del terzo giorno del draft.

Jabril Cox ai Dallas Cowboys

Ruolo, università e numero della scelta: LB, LSU, scelto alla numero 115 (10 del quarto round)

I Dallas Cowboys hanno affrontato il draft con la missione di rattoppare il reparto difensivo, uno dei singoli reparti più imbarazzanti della scorsa stagione e malgrado qualche reach di troppo si sono assicurati un potenziale titolare – Smith e Vander Esch devono guardarsi seriamente le spalle – al quarto round: Cox è già in grado di coprire con una sorprendente brillantezza, abilità fondamentale per un linebacker nella NFL moderna.
Dovrà per forza aggiungere muscoli, al momento non ha la forza necessaria per difendere le corse e stare in campo in tutti e tre i down, ma con un po’ di lavoro potrà trasformarsi in un linebacker completo: muovere le catene contro i Dallas Cowboys via aria sarà un pochino più difficile grazie a Cox.

Amon-Ra St.Brown ai Detroit Lions

Ruolo, università e numero della scelta: WR, USC, scelto alla numero 112 (7 del quarto round)

Detroit aveva disperatamente bisogno di un ricevitore e, probabilmente, se ne è assicurato uno molto buono: la povertà di ricevitori a roster proietta St.Brown come immediato titolare e, forse, pure come WR1 in una squadra nella quale, al momento, tale ruolo è in mano a Quintez Cephus.
St.Brown non è sicuramente un ricevitore sopra le media per quanto concerne le doti atletiche, ma è incredibilmente completo e sa correre le tracce già come un professionista: paradossalmente è capitato in un contesto più che ideale e qualora dovesse riuscire a stabilire immediatamente un’intesa potrebbe essere uno dei rookie più produttivi nel prossimo campionato.
Deve ovviamente limitare i drop.

Tylan Wallace ai Baltimore Ravens

Ruolo, università e numero della scelta: WR, Oklahoma State, scelto alla numero 131 (26 del quarto round)

Volevo ricevitori e sono stato accontentato: Tylan Wallace, malgrado una stazza tutt’altro che prototipica, è un giocatore iper-competitivo che interpreta la posizione con una cattiveria che gli permette di prenderla in testa a cornerback ben più prestanti.
C’è chi lo compara a Steve Smith e, anche se ingiusto, vedendolo giocare l’idea che ci si fa è un po’ quella, anche se vi confesso che temo scivoli nella depth chart e non gli venga data un’opportunità per dimostrare immediatamente il proprio valore, esattamente come nel caso di Duvernay lo scorso anno: personalmente non vedo l’ora di osservarlo in azione e constatare se sia in grado di completare consistentemente contested catch pure in NFL.
Mezzi atletici limitati ma agonismo, cuore e competitività da Pro Bowler.

Jamar Johnson ai Denver Broncos

Ruolo, università e numero della scelta: S, Indiana, scelto alla numero 164 (20 del quinto round)

Pro Football Focus è impazzito per questa scelta e mi vedo quindi obbligato ad inserirlo in questo articolo.
Jamar Johnson, considerato da molti analisti un giocatore da secondo giorno del draft, è scivolato al quinto round principalmente a causa di seri problemi nella tecnica di placcaggio: le abilità in copertura, però, sono fuori discussione e malgrado un ridotto campione di snap – circa 800 durante la carriera universitaria – non scommettere su di lui sarebbe follia.
Uno dei motivi per cui amo questa scelta è piuttosto intuitivo: guardando la depth chart dei Broncos è facile notare la profondità e qualità della secondaria che, forse, potrebbe concludere l’anno affermandosi come la migliore della NFL.
Avrà molto su cui lavorare ma con del buon coaching potrebbe trasformarsi nello steal del draft.

Trey Smith ai Kansas City Chiefs

Ruolo, università e numero della scelta: OG, Tennessee, scelto alla numero 226 (42 del sesto round)

Smith è scivolato alla fine del sesto round a causa di problemi di salute che se dovessero essere tenuti sotto controllo durante la sua carriera regalerebbero ai Kansas City Chiefs un talento che prima o poi potrebbe giocare titolare: in molti big board era infatti dato come possibile scelta al terzo round, non sesto.
Iper-fisico ed imponente, Smith è un grandissimo run blocker con enormi margini di miglioramento, l’ultimo ritocco di un lavoro certosino di restauro lungo la linea d’attacco: per il momento, ammesso riuscirà a guadagnarsi un posto a roster, ciò che Smith dovrà fare sarà dare profondità alla O-line rispondendo presente in caso di infortuni ai titolari.
La sua versatilità gli permetterà sicuramente di tornare comodo a coach Reid e lasciatemi dire che ricavare un valore del genere da una scelta così bassa è oro colato.

Khalil Herbert ai Chicago Bears

Ruolo, università e numero della scelta: RB, Virginia Tech, scelto alla numero 217 (33 del sesto round)

Ho ben presente che al momento Chicago non abbia bisogno di running back, soprattutto dopo l’esplosione di Montgomery nella parte finale della scorsa stagione, ma verso la fine del sesto round aggiungere giocatori del genere è sinonimo di intelligenza, termine che un paio di settimane fa difficilmente era associabile ai Chicago Bears: aggiungere profondità al proprio backfield avrà sempre e comunque senso, soprattutto se si tiene presente la longevità dei running back.
Malgrado la ridotta statura Herbert riesce a macinare yard after contact forse meglio di qualsiasi altro collega disponibile al draft, anche se al momento non può assolutamente essere schierato su terzo down a causa di seri problemi in pass protection, ma ciò non credo sia un problema vista la presenza di Tarik Cohen, running back sinonimo di terzo down.
Il backfield dei Bears, con l’aggiunta di Herbert, potrebbe essere già visto come uno dei migliori e più completi della NFL.

Patrick Johnson ai Philadelphia Eagles

Ruolo, università e numero della scelta: OLB, Tulane, scelto alla numero 234 (6 del settimo round)

Gli Eagles hanno messo le mani su un ottimo atleta che fa di versatilità ed agonismo le proprie carte vincenti: un giocatore del genere a mio avviso non doveva scivolare fino al settimo round del draft, ma tant’è.
Non aspettatevi chissà quanti sack, aspettatevi piuttosto tantissimo impegno e cattiveria che lo porteranno ad essere sempre nei pressi del pallone e giocare ogni snap come fosse l’ultimo.
Trovare uno spazio nella rotazione difensiva degli Eagles non sarà facile, anche se credo che rinunciare ad un outside linebacker così versatile sia veramente difficile soprattutto perché offre indiscutibile valore anche in pass protection: non credo possa difendere a uomo, ma in uno scema a zona ideale potrebbe risultare indiscutibilmente efficace.


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Author: Mattia Righetti

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